Cosa

C’era proprio bisogno di un altro Magazine che parlasse di letteratura ed editoria? Sì, se guardato da un altro punto di vista, ovvero il nostro, quello di “O”.
Non amiamo l’autocelebrazione, no. Siamo consapevoli dei nostri limiti, ma è proprio per questo che cerchiamo di superarli. Con ironia, obiettività e un pizzico di goliardia. Ecco, è quello che, forse, manca oggi nel mondo letterario: il non volersi prendere troppo sul serio.
Da parte nostra, cercheremo di farlo con grazia, non sbattendo in prima pagina una professionalità di cui molti si riempiono la bocca. Siamo quello che siamo: un gruppo di redattori che si mettono in gioco per raccontare la loro “verità”, che non sarà sempre condivisa e ce ne rendiamo conto. Eppure, è proprio per questo che il gioco varrà la candela. Ci rimetteremo la faccia, forse, o giocheremo con le nostre vite letterarie, ma come dichiarava Edith Piaf: “Con qualcosa bisogna pur giocare”.
Vogliamo scrivere divertendoci, superare la retorica, dare spazio a chi fino ad ora non l’ha avuto.
La nostra filosofia è quella di aborrire gli scambismi letterari (della serie: “Tu di’ che il mio libro è bellissimo e io poi dirò che è bellissimo il tuo”), di uscire dal ghetto della non meritocrazia, spulciando nel sottobosco della notizia. Non di quella che fa scalpore, ma di ciò che può celare una verità non ancora svelata. Un progetto ambizioso, vero, ma, in questo, ci sentiamo come degli esploratori. Un po’ bambini che cominciano a conoscere il mondo che li circonda attraverso la sperimentazione dei sensi.
Non troverete, in “O” Magazine, salamelecchi o idolatrie. Non ci piacciono. Piuttosto uno sguardo alla realtà con occhi nuovi, scevri da tutte quelle sovrastrutture di cui è zeppo il mondo editoriale. O, almeno, cercheremo di seguire questa direzione.
Non siamo in concorrenza tra noi né con il mondo esterno. Siamo qui per discutere, narrare, risvegliare in parte coscienze ormai sopite. Siamo qui perché vogliamo esserci con i nostri no, i forse, e i sì. E siamo aperti a critiche per costruire un ponte tra noi e voi che ci leggerete. Non chiedeteci favori: non li faremo. Chiedeteci opinioni e riflessioni, invece; chiedeteci di condividere esperienze, sudore, sangue e cuore. Segnalateci libri e autori che meritano. Siamo nati come Factory e abbiamo tutta l’intenzione di mantenerne lo spirito.

Enjoy the rumors!

Elisabetta Bricca